Neuropsicologia

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Neuropsicologia 2017-09-30T13:55:21+00:00

I disturbi cognitivi rappresentano al momento una vera e propria emergenza sanitaria nei paesi industrializzati, in cui  si assiste ad un notevole incremento della popolazione di età superiore ai 65 anni. Tali disturbi ricoprono un ampio spettro sintomatologico e patogenetico di presentazione; tuttavia, nell’ambito delle demenze degenerative la forma più frequente è costituita dalla malattia di Alzheimer. In Italia si calcola esistano al momento attuale circa 1.000.000 di persone affette da questo tipo di demenza, di cui circa il 63% ha più di 80 anni; nei prossimi 20 anni è previsto un aumento del 50% (1.500.000) con un raddoppio nel 2050 (2.000.000). La patogenesi della malattia non è ancora stata definitivamente chiarita; l’età rappresenta comunque il principale fattore di rischio. Il decorso della malattia è caratterizzato da un deficit iniziale, di solito prevalente a carico della memoria; nel tempo segue una progressiva compromissione di tutte le altre funzioni cognitive, fino alla perdita dell’autonomia personale. Al declino delle funzioni cognitive si associano alterazioni comportamentali di vario tipo, dalla depressione fino all’irascibilità, alle allucinazioni e ai deliri, che comportano un marcato aggravamento del carico sul familiare e sulle istituzioni.

La diagnosi di demenza viene effettuata sulla base di una valutazione globale dei dati anamnestici, clinici, neuropsicologici, neuroradiologici (oltre che biologici, in qualche caso).

E’ importante che la diagnosi sia precoce.  Infatti, da una parte permette di distinguere le cosiddette “pseudodemenze”, cioè condizioni che simulano la demenza, pur essendo legate ad una patogenesi completamente diversa (depressione grave o alterazioni metaboliche, per esempio). Dall’altra, la diagnosi precoce permette di iniziare trattamenti che, pur non essendo radicali, permettono di rallentare la progressione del peggioramento in alcuni aspetti.

Nell’ambito della diagnosi, l’effettuazione dei test neuropsicologici assume un’importanza sostanziale, in quanto permette non solo di differenziare demenze e pseudodemenze reversibili, ma anche di distinguere il particolare tipo di deficit cognitivo e di individuare il miglior trattamento possibile, in base all’avanzare dei molteplici studi al riguardo.

Altra tappa importante nell’iter diagnostico del paziente con disturbo cognitivo è l’indagine neuroradiologica, fondamentale per un corretto inquadramento diagnostico. La TC rappresenta lo strumento  di solito più semplice da utilizzare e permette già un buon livello di indagine, mentre la Risonanza Magnetica fornisce informazioni più specifiche soprattutto in termini di diagnosi differenziale fra i diversi tipi di demenza. Gli studi neurofunzionali (PET e SPECT), danno informazioni sul grado di funzionamento delle diverse aree cerebrali e, quindi, anche sulla progressione della malattia.

Ultimamente, sono stati individuati anche diversi markers biologici sia nel sangue che nel liquido cerebro-spinale, ma, dal momento che non esistono ancora terapie specifiche per tali disturbi, l’opportunità di utilizzare tali strumenti in soggetti sani o poco compromessi viene ancora messa in discussione sul profilo etico.